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TERRADIFESTIVAL
Una Moneta Per I Tuoi Pensieri. PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Ruscigno   
venerdì 02 maggio 2008

 

  

Una Moneta Per I Tuoi Pensieri.

 

Sceneggiatura di Antonio Ruscigno

e Sara Bortolotto


SCENA 1 – INT. CAMERA DA LETTO – GIORNO

 

Martina, una bambina di circa otto anni, dai capelli castani tagliati a caschetto e gli occhi scuri, vestita con un pigiama rosa, è seduta sul bordo del lettone, con lo sguardo rivolto verso la finestra. Fuori dalla camera si sentono le voci di un uomo ed una donna che si salutano.

Rumore di porta che si chiude. La bambina si alza di scatto, prende la sedia che si trova vicino al muro e trascinandola, la porta ai piedi della finestra. Vi sale sopra e guarda fuori. Bussa sul vetro e rivolge un saluto. Scendendo dalla sedia afferra un barattolo di vetro che sta sul davanzale. Lo prende. Dentro ci sono poche monete. La bambina ha come un sussulto. Posa il barattolo sul davanzale, scende dalla sedia e, sedendosi, fissa pensierosa il barattolo, appoggiando il viso sulla mano.

 

STACCO

 

SCENA 2 – INT. NEGOZIO – PIU’ TARDI

 

La mamma e la bambina hanno appena fatto la spesa. La mamma paga e il negoziante le porge il resto.

 

NEGOZIANTE

                        E tre e cinquanta a lei. Grazie e

                        Arrivederci.

 

MAMMA

                        Grazie a lei. Salve.

 

MARTINA

                        Mamma, li dai a me per favore?

 

MAMMA

                        E che ci fai?

 

MARTINA

                        Li metto nel barattolo.

 

La mamma, sorridendo, porge alla bambina gli spiccioli che, felice, li mette nel suo portamonete rosa.

 

SCENA 3 – EXT. STRADA – CONTINUA

 

Martina e la madre passeggiano mano nella mano per le vie del paese. La bambina vede luccicare qualcosa per terra che attira la sua attenzione. E’ una moneta. La prende e la mette dentro il portamonete.

Una donna anziana gira l’angolo della strada. E’ carica di buste e in evidente difficoltà.

 

(CONTINUED)

 

CONTINUED: 3

MAMMA

                        Martina, perché non aiuti la signora

Pia?

 

La bambina, accennando un sì con la testa, si stacca dalla mano della madre e corre in aiuto all’anziana.

 

ANZIANA

                        Grazie Martina!

 

La bambina sorride.

 

STACCO

 

L’anziana arrivata al portone di casa si ferma. Posa per terra le buste. Sorride alla bambina.

 

ANZIANA

                        Posale pure qui. Martina, sei stata

                        gentilissima. Tieni, per ringraziarti.

 

L’anziana prende di tasca una banconota da cinque euro e la porge a Martina.

 

MARTINA

                        Non hai spiccioli?

 

ANZIANA

                        No, piccola. Mi dispiace. Ma puoi andare

                        In un negozio a cambiarli.

 

La bambina sorride e corre via, dirigendosi verso un negozio.

 

DISSOLVENZA

 

SCENA 4 – INT. CAMERA DA LETTO – SERA

 

La donna, visibilmente cupa, sta rimboccando le coperte alla figlia. Si sente il rumore della porta dell’ingresso al piano di sotto.

 

MAMMA

                        Buonanotte stellina.

                        (cercando di dissimulare la sua

preoccupazione)

 

MARTINA

                        Buonanotte mamma.

 

 (CONTINUED)

CONTINUED: 4

 

La donna dopo aver baciato la fronte della figlia, esce dalla camera. La bambina si stringe nelle coperte.

Dal piano di sotto si sentono provenire delle voci ovattate, ma a tratti si distingue qualche parola. Un uomo e la donna stanno litigando. Lei accusa l’uomo per il ritardo mentre quest’ultimo tenta invano di giustificarsi.

La bambina si alza. Trascina la sedia sotto la finestra. Vi sale in piedi. Guarda fuori. Poi prende una moneta dal barattolo situato sul davanzale.

 

SCENA 5 – EXT. GIARDINO – CONTINUA

 

La bambina, in pigiama, si avvicina ad un pozzo. Si volta dandogli le spalle. Il suo sguardo è rivolto verso la finestra della cucina, la quale incornicia i genitori della bambina che stanno ancora litigando. Martina chiude gli occhi e dopo qualche secondo lancia la moneta dietro di sé. La moneta cade nel pozzo. La bambina apre gli occhi e, questa volta, la scena che le si presenta davanti è molto diversa: i genitori ora sono abbracciati.

 

SCENA 6 – INT. APPARTAMENTO – GIORNO

 

Martina è seduta sul bordo del lettone, con lo sguardo rivolto verso la finestra. Da fuori della camera si sentono le voci di un uomo ed una donna che si salutano amorevolmente.

Rumore di porta che si chiude. La bambina si alza di scatto, prende la sedia che si trova vicino al muro e trascinandola, la porta ai piedi della finestra. Vi sale sopra e guarda fuori. Bussa sul vetro e rivolge un saluto. Poi prende il barattolo che si trova sul davanzale. Lo agita. E’ pieno di monete. La bambina sorride.

 

 

 

Fine.

 
La Maschera PDF Stampa E-mail
Scritto da Nicola Marchetti   
venerdì 02 maggio 2008

 

 

LA MASCHERA

 

di

Nicola Marchetti

 

 

 

Scena 1= NOTTE. ESTERNO. PORTA AD ARCO INFERIORE DI UN BORGO MEDIEVALE, INGRESSO DEL PAESE.

 

CAMPO LUNGO- MdP in piano sequenza dall’interno delle mura e del paese verso la strada principale all’esterno. 

 

Luce tenue e soffusa, irradiata da lampioni neri in ferro battuto appena visibili.

Silenzio, totale immobilità per alcuni secondi poi…

Rumore in sottofondo di un veicolo, che aumenta d’intensità, sino all’arrivo di un autobus di linea che accosta poco distante

alla porta del borgo, lungo la strada principale.

La luce gialla intermittente dell’indicatore di direzione destro del veicolo squarcia la penombra, proiettando ad ogni lampeggio l’ombra lunga di un individuo che si muove in direzione della MdP.

Dall’autobus è sceso un uomo, di cui s’intravedono i contorni.

Le porte del mezzo si richiudono, l’autobus riparte.

Di nuovo penombra e silenzio.

L’uomo cammina lentamente sino al punto più luminoso, sotto l’arco.

CAMPO RAVVICINATO- L’uomo è robusto e alto, sulla quarantina. Indossa una divisa da poliziotto.

Nella mano sinistra tiene un’enorme valigia blu; nella destra, con cura, il berretto della divisa.

 

PRIMISSIMO PIANO sul viso- L’uomo alza lo sguardo verso il paese e sospira. Il volto traspare stanchezza, tristezza (rimpianto?).

SOGGETTIVA- Campo lungo- Lo sguardo si perde lungo la salita, fra le case, sino ad una svolta a sinistra nel buio.

Panoramica che si sofferma brevemente su dettagli delle abitazioni (antichi portoni, le mura usurate dal tempo e simili…)

 

Quindi, PRIMO PIANO - L’uomo sorride, amaramente.

 

Finalmente inizia a salire per la via principale.

I battenti delle abitazioni sono chiusi, serrati, mentre l’uomo cammina, guardando lentamente a destra e a sinistra.

L’unico rumore, il suono dei passi dell’uomo sui ciottoli, tace, zittito dall’eco lontano della voce di un bambino che chiede aiuto. Sembra provenire dal basso.

SOGGETTIVA- Panoramica del pavimento, zoom su di un tombino.

L’uomo ricomincia a camminare. La voce non proveniva da lì, era solo il suono di un ricordo…

 

SOGGETTIVA in avanzamento- C’è un vicolo, sulla destra, e un’insegna di legno danneggiata che indica un’osteria.

La strada è senza uscita; c’è un cancello di ferro e oltre un giardinetto.

Si ode un tonfo- PRIMO PIANO della valigia in terra.

PIANO ALL’AMERICANA- L’uomo fruga nella tasca della divisa ed estrae un mazzo di chiavi, poi le ripone. Con l’altra mano fruga nella tasca destra e trova una vecchia chiave arrugginita.

SOGGETTIVA- DETTAGLIO della chiave. Penombra oltre il cancello che DISSOLVE LENTAMENTE IN NERO TOTALE…

 

 

SCENA 2= Ancora notte. Vista del borgo come da foto, poi, tutto in piano sequenza, zoom su un’abitazione in centro con una finestra illuminata. Zoom sulla finestra dalla quale proviene un flash verso la MdP.

 

CAMERA DA LETTO (foto)

 Primo piano sullo specchio dell’armadio che in movimento creava quel bagliore.

L’uomo, in mutande e canottiera, ripone con cura gli abiti all’interno dell’armadio, trovato pulito e ordinato.

PANORAMICA- Il letto è rifatto e non c’è polvere sul comodino.

Il protagonista, chiudendo l’anta dell’armadio, si specchia. C’è un po’ di pancia ma è ancora in forma.

PRIMO PIANO- Passa una mano fra i capelli neri, fissando preoccupato le stempiature. PARTICOLARE di un neo molto visibile sulla guancia sinistra.

Siede sul letto e contemporaneamente sente un botto. Si gira spaventato, ma il rumore non proviene dal letto, ancora integro, ma dal battente della finestra, mosso dal vento. Il protagonista si alza, apre la finestra e afferra il battente per serrarlo. L’aria che entra muove l’anta a specchio dell’armadio, che scricchiola lentamente. L’uomo si volta quasi intimorito e con gli occhi socchiusi dal sonno e la stanchezza, crede di vedere un riflesso di luce prender forma, divenire un’immagine in movimento.

 

SCENA 3= FLASHBACK- GIORNO, ESTERNO, PRATO NEI PRESSI DEL POZZO (FOTO),      SUONI E VOCI OVATTATE, COLORI APPENA SFUMATI

 

E’ giorno e c’è un bel sole caldo, forse è estate. Tre bambini ( Circa 12 anni) lasciano cadere con noncuranza le biciclette sul prato. Corrono ridendo verso il pozzo.

Uno dei tre ha un neo sulla guancia sinistra e i capelli neri; un altro gli somiglia moltissimo, ma è più alto. La terza è una bambina con i capelli rossi, lunghi, legati in una coda.

Il più grande dei tre (quello senza il neo) estrae una limetta e inizia a forzare il lucchetto arrugginito che serra gli sportelli del pozzo.

PARTICOLARE DEL LUCCHETTO CHE CEDE- Il bambino con la limetta sorride alla bambina che lo contraccambia adorante. Il bambino col neo li guarda con risentimento.

La bambina e il bambino più grande si calano nel pozzo, grazie a dei gradini di ferro che spariscono in basso nel buio, mentre risuona lo splash leggero di piccoli sassi che cadono in acqua.

Soggettiva del bambino col neo che vede sparire i due amici nel buio del pozzo.

Riappare il bambino più grande che esce dal pozzo e lo sgrida, spintonandolo per farlo scendere.

 

Il bambino più grande dice con scherno:

“Avanti fifone! Sei mio fratello o un coniglio?”

 

Poi abbassa il tono e dice con fare complice:

“Che figura ci fai con lei?”

 

Il bambino col neo ha paura di scendere, ma alla fine si decide, mentre il fratello controlla da fuori per paura che scappi.

 

Rumore di ferro divelto dalla pietra e grida che sfumano; forte tonfo in acqua. PARTICOLARE del volto terrorizzato del bambino rimasto fuori del pozzo- DISSOLVENZA IN BIANCO…

 

 

SCENA 4= IL PRESENTE. DI NUOVO CAMERA, AL BUIO.

 

 

L’uomo si sveglia di soprassalto, fortemente turbato. Accende la bajour. Si alza in piedi e apre la valigia posata vicino al letto.

In una tasca c’è un portagioielli di metallo, abbozzato in un angolo.

Apre il contenitore.

PRIMO PIANO- La mano fruga fra una moneta antica, una fede matrimoniale e alcuni ritagli di giornale.

PIANO AMERICANO- L’uomo prende uno dei ritagli e richiude la scatola.

DETTAGLIO DI UN ARTICOLO

Si legge:

”UN BAMBINO E UNA BAMBINA ANNEGANO NEL VECCHIO POZZO. Un terzo amichetto, il fratello di una delle vittime, salvo perché non era sceso”.

 

L’uomo si avvicina allo specchio e si fissa. Poi, bagna la mano con la saliva.

PRIMO PIANO SUL VISO- Con le dita umide sfrega la guancia:

 

DETTAGLIO DEL NEO CHE SI CANCELLA…

 

 

 

 

 

Fine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Il pozzo PDF Stampa E-mail
Scritto da Astolfo Moccagatta   
venerdì 02 maggio 2008
IL POZZO

di

Astolfo Moccagatta

 

SCENA I – Interno giorno

 

Un bagno di un appartamento di città. Filtra la fioca luce del primo mattino dalla finestra. Antonio, 35 anni, corpulento uomo dal volto incorniciato da una bella barba sottile, si rade il viso con rapidità. E’ in canottiera e pigiama, sembra nervoso. Si taglia il viso, si medica sommariamente.

 

SCENA II – Interno giorno

La camera da letto dello stesso appartamento. Nel letto, raggomitolata, Stefania, una splendida ragazza di ventisette anni : sotto le coperte si intravede un corpo spettacolare, sinuoso, ed un bellissimo viso sotto una cascata di capelli neri. Sbuffa, è accigliata, non vuole alzarsi, si schiaccia il cuscino sugli occhi. Antonio riempie di vestiti una sacca sportiva. Accertandosi di non essere visto, infila anche una rivoltella che custodiva avvolta in carta di giornale, tra camicie e maglioni, in un cassetto.

 

SCENA III – Esterno giorno

Interno di un’autovettura , un’utilitaria. Antonio alla guida, Stefania semi-addormentata al suo fianco. Il sole è già abbastanza alto, è una splendida giornata. Fuori, dolci colline verdeggianti a perdita d’occhio.

 

Stefania (sbuffando, con un berretto calato sugli occhi) : 

 

Io non ti capisco….

 

Antonio :                                                                                                   

Cosa?

 

Stefania (seccata, levandosi il berretto):                             

Ma cosa pensi di fare con questa “gita”?Ed a casa dei miei genitori al borgo, poi??? A che scopo?

 

Antonio :                                                     

Rilassati...

 

Stefania :                                                                               Stefania

Guarda che i problemi non si risolvono così….Se…se succede quel che sta succedendo..…

 

Antonio (appena un po’ più deciso) :                     

Cosa? Cosa?? Dillo!!Dillo!!!

 

Stefania                                                                                 Stefania

             Se…sono sei mesi che non facciamo l’amore( le mani di Antonio si serrano sul volante, arriva anche un’ impercettibile sbandata)….se…se tra me e te non funziona più come prima…(altra sbandata un po’ più netta) …. se siamo come due fratelli non sarà mia madre, il borgo e tutto quello che stai architettando a……a…a ….(si interrompe per una brusca frenata)

 

Antonio si ferma, di botto, fissa Stefania : poi riparte, continua a guidare ma non parlerà più. Ha lo sguardo spento, ogni tanto guarda di traverso Stefania (che nel frattempo, bellissima e sinuosa, si è accovacciata a dormire sul sedile di fianco) e poi serra le mani sul volante, mordendosi il labbro inferiore. Sullo sfondo, un paese arroccato su una collina annuncia la meta

 

SCENA IV – Esterno giorno

 

Una strada di paese, davanti ad un portone di un appartamento del centro storico. Antonio scarica i bagagli, tenendo stretta a sé la sacca con la pistola. Stefania scende : è bellissima, fasciata in un paio di jeans attillati ed una camicia che lascia poco all’immaginazione ma lo sguardo è triste. La accoglie la madre, un’anziana “tipica” donna del paese, con un sorriso e qualche frase di circostanza sul viaggio. Ad Antonio si rivolgerà con una certa freddezza. Prima di entrare in casa, Stefania lancia uno sguardo ad un palazzo a trenta metri dal suo, alle finestre del primo piano : una tendina si scosta, qualcuno osserva. A Stefania si illumina per un attimo lo sguardo, accenna un timidissimo cenno di saluto. Antonio lo nota, serra ancora i pugni

 

 

SCENA V – Interno giorno

La mattina del giorno dopo, a colazione. Una larga cucina rurale, di quelle di una volta, con la zona cottura in bella vista, il forno a legna, le pentole di rame ed il vasellame decorato. Antonio sorseggia di malavoglia un caffè : è ancora buio, è vestito per la caccia (cartucciera, giberne, stivaloni) . Esce senza salutare, la madre di Stefania lo guarda preoccupato e lo segue sull’uscio di casa, lo vede partire in macchina. Sullo sfondo si nota un’unica luce accesa, nella finestra del palazzo a trenta metri di distanza : la stessa che il giorno prima aveva la tendina scostata.

 

SCENA VI – Esterno giorno

In macchina. Antonio è nervosissimo. La pistola è sul sedile anteriore. Guida per un po’ tra la campagna, passando vicino ad un antico pozzo : gli torna in mente l’immagine del giorno in cui baciò per la prima volta Stefania, anni prima, proprio vicino a quel pozzo nel quale oggi vorrebbe sprofondare. Serra sempre le mani sul volante, si morde il labbro.

Lascia la macchina sul bordo della strada, prende la pistola. Cammina per un po’ nella boscaglia, si ferma vicino ad un albero, in un posto dove è sicuro di non esser visto. Aspetta. A lungo.

 

SCENA VII – Esterno giorno

Nel bosco, in attesa. Si avvertono rumori di rami spezzati, delle voci allegre. Antonio si nasconde, lascia passare del tempo. Impugna la pistola, si incammina, avvicinandosi ad un casolare in pietra situato in una radura. Le persone di prima devono sicuramente essere entrate, dall’interno si sentono voci e si vede una luce. Si avvicina con cautela. Antonio si arrampica su una collinetta alle spalle del casolare, dalla quale ha facile accesso ad un lucernario : all’interno vede una stanza da letto rustica, con un grande letto in ottone ed un cassettone in noce . La scena è inequivocabile : Stefania, nuda, sta facendo l’amore con un uomo con un trasporto ed una partecipazione totale. Ad Antonio tremano le gambe, le dita si serrano sul grilletto, sembra pronto a sparare. Poi si ferma, continua a guardarli.

 

 

 

SCENA VIII – Esterno giorno

In macchina. Antonio si lascia il paese alle spalle, sulla collina : sul sedile anteriore c’è la pistola, la radio manda a tutto volume una vecchia canzone di Caterina Caselli che ripete  “Insieme a te non ci sto più”. Antonio ha difficoltà a guidare, il pianto gli offusca la vista, cerca di seguire la canzone ripetendone le parole. La macchina da presa abbandona l’interno della vettura e la riprende dall’esterno mentre scorre lungo un nastro d’asfalto nel verde. Stacca sul paese : un colpo fortissimo riempie l’aria, mettendo in allarme corvi e cornacchie. . Ne segue subito un altro. Sembrano colpi di pistola.

 

SCENA IX – Esterno giorno

Ciglio della strada. Antonio guarda sconsolato la sua macchina immobile con un pneumatico a terra

 

 Antonio (sconvolto, in lacrime ma quasi sollevato)

  Ma porca puttana…..sono nuovi!Ma guarda ‘sti burini (raccoglie un chiodo) . Ma dove siamo, nel Far West?? E poi due insieme, le due gomme anteriori…..e adesso??? (urlando a squarciagola senza avere un interlocutore preciso) Ma che volete da me in questo paese???? Che cos’altro volete????

 

Da una casa esce una donna di una trentina d’anni, forse qualcuno in più. Alta, corporatura statuaria, bella senza essere appariscente : si capisce che ha abbandonato qualche incombenza domestica per vedere cosa stesse accadendo. Su un sottofondo di musica i due si scambiano qualche parola, che immaginiamo di circostanza : lei gli fa cenno di aspettare, è solare e sorridente, lui è titubante ma sempre nervosissimo.

 

SCENA X – Esterno giorno

Su un trattore che traina la vettura incidentata. Guida la donna, Antonio la guarda rapito. Sullo sfondo di musica degli anni sessanta li vediamo parlare : la donna è sicura e spigliata, di una bellezza serena, Antonio pian piano si scioglie, perde l’ imbarazzo. Ad un tratto scorge dalla strada un vecchio pozzo, simile a quello attorno al quale nacque il suo amore per Stefania : fa cenno alla donna di fermarsi , scende con un salto dal trattore, corre verso il pozzo. Senza farsi veder sfila dai pantaloni la pistola, avvolta nella carta di giornale : si guarda intorno, guarda la donna (che sorride incuriosita) e poi, rapido, getta la pistola nel pozzo.

 

Sollevato, si pulisce nervosamente le mani sui pantaloni e risale rapidamente sul trattore. Ritrova baldanza e sicurezza :

 

Antonio (con l’aria di chi si sente finalmente al posto giusto e con la persona giusta)      

Ora possiamo andare!!

 

 

Lo strano convoglio riparte sui titoli di coda.

 

 

 

                                                           FINE

 

 
Da grande sarò corto PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
venerdì 02 maggio 2008

“DA GRANDE SARO’ CORTO” 

CONCORSO DI SCENEGGIATURA

I EDIZIONE APRILE 2008


 

Il primo premio del concorso di sceneggiatura “Da grande sarò corto”  I EDIZIONE APRILE 2008 indetto dall’Associazione culturale laterradimezzo, NON E’ STATO ASSEGNATO  poichè nessuna delle sceneggiature ricevute corrisponde pienamente ai criteri necessari scelti dalla giuria.

 

Il premio che prevedeva la realizzazione del film dalla sceneggiatura scelta, con mezzi e un team di produzione composto da professionisti del settore all’interno degli spazi dell’ Associazione culturale laterradimezzo, verrà rimesso in palio per la seconda edizione del concorso “Da grande sarò corto” sezione Sceneggiatura del 2009.

 

Qui di seguito elenchiamo 13 delle migliori sceneggiature segnalate dalla giuria, che pur non corrispondenti ai canoni  necessari per vincere il primo premio,  sono state selezionate come i migliori lavori ricevuti nel corso di questa prima edizione.

 

Come da regolamento, nel caso in cui una o più sceneggiature, fra le 13 selezionate, sarà realizzata, verrà presa in considerazione per essere proiettata durante la II EDIZIONE di DA GRANDE SARO’ CORTO sezione SCENEGGIATURA.

 

I film realizzati dovranno essere spediti all’indirizzo della sede dell’Associazione culturale laterradimezzo in Località Prato,3 –a Prodo –  05018  Orvieto (TR), entro e non oltre dicembre 2008.

 

 

 

SCENEGGIATURE SELEZIONATE.

 

- “La notte normale”    …………………………………………………   di  Fabrizio Allione.

 

- “ Una moneta per i tuoi pensieri”  ………………..    di Sara Borfolotto e Antonio Ruscigno.

 

- “ La stanza”  ………………………………………………………….    di Selene Coccato.

 

- “ Cicale umbre”  ……………………………………………………….  di Fabio di Febo.

 

- “ Il resto”    …………………………………………………………….   di Franco Di Pietro.

 

- “ Nero su bianco”  ………………………………………………………  di Alessandro Falzone.

 

- “ Il pozzo”   …………………………………………………………….   di Astolfo Moccagatta.

 

- “Animo dischiuso”   ……………………………………………………    di Massimo Ghidini.

 

- “Il pozzo della cuccagna”   ……………………………………………...   di Marco Giovannazzi.

 

- “ Ora e sempre”   …………………………………………………………  di Fabio Greco.

 

- “ La maschera”   …………………………………………………………..  di Nicola Marchetta.

 

- “  La scommessa”   ………………………………………………………..  di Brunella Melloni.

 

- “ Patti chiari gli interessi”  ………………………………………………..      di Luciano Urietti.

 

 

- Tutti  coloro fossero interessati a pubblicare sul nostro sito la propria sceneggiatura selezionata, sono pregati di inviarla in formato elettronico all’indirizzo e-mail:  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

 

 

 
Orvietocortofest PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
lunedì 14 gennaio 2008
Ci sono dei film che vivono solo su carta, imprigionati dall'inchiostro.
Non lasciare che le tue sceneggiature rimangano chiuse nel cassetto dei sogni.
Orvietocortofest quest'anno ha una nuova sezione: "Da grande sarò corto".
Il festival di sceneggiature per cortometraggi, in collaborazione con laterradimezzo.
Se hai voglia di veder realizzato il tuo corto, partecipa al concorso.
Invia una sceneggiatura che si ispiri alle tre foto seguenti.
Una giuria d'eccellenza, presieduta dallo sceneggiatore, già vincitore del David di Donatello, Giovanni Covini, dichiarerà la migliore, che sarà prodotta da  "laterradimezzo"
http://laterradimezzo1.altervista.org/images/stories/concorso_orvieto.swf
 
Per info leggi il regolamento 

 
Ultimo aggiornamento ( sabato 01 marzo 2008 )
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